Ditta M.B. Via L.Cibrario,48 - 10144TorinoTel/fax: 0114276565.e-mail: moma-snc@libero.it
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Come scegliere il materiale giusto per la costruzione

di un plantare su misura.

La scelta dei materiali per la costruzione di un plantare è una fase importantissima che il tecnico esamina durante la valutazione.

Parliamo di materiali al plurale e non del singolo materiale perchè i nostri plantari hanno la caratteristica di esser relizzati dalla combinazione e fusione di più materiali che si differenziamo in:

elasticità
durezza
shore
spessore
Queste caratteristiche miscelate tra di loro creano un magazzino di materiali che possono soddisfare anche il paziente più esigente.
Dividiamo i materiali in 2 famiglie: termoformabili e non termoformabili.

Il termine termoformabile indica un materiale che con il calore perde la sua forma e quindi è in grado di essere modellato. In questa maniera tutti i materiali termoformabili se scaldati con i giusti mezzi, tempi e temperatura possono essere modellati su di una forma e con una repentina caduta di temperatura acquistano la forma desiderata.
I materiali termoformabili sono tutti gli eva, le resine e la fibra di carbonio.
L’eva è un materiale espanso che viene realizzato in diverse densità. La densità è quella caratteristica che crea un diverso shore overo un elasticità differente.
Le resine sono dei materiali molto sottili ma rigidi che hanno il compito di dare un anima al plantare.
Il carbonio è un materiale relativamente nuovo. Pochissimi costruiscono plantari in carbonio per via della sua complessa lavorazione. Il carbonio è un materiale che si presenta in fogli di diverso spessore, se miscelato con fibra di vetro in base alle percentuali cambia la sua flessibilità e quindi la lavorazione e il prodotto finale.
La caratteristica dei plantari in carbonio è la durata nettamente più lunga rispetto agli altri! Il costo più elevato del prodotto finito in realtà è un netto rispario da parte del paziente perchè avrà un plantare che durando di più negli anni ha un netto risparmio nell’ammortizare la cifra iniziale.
I plantari in carbonio risultano leggeri e sottili, rigidi ma nello stesso tempo conformati al piede. Non sono assolutamente dei plantari per tutti ma questa è una scelta del tecnico in fase di valutazione.
I materiali non termoformabili invece sono materiali che non subiscono modifiche con l’aumento di temperatura. Il tecnico deve avere un ottima manualità di lavoro in quanto più un materiale e morbido più è difficile la sua lavorazione.​

 

Di che materiale è fatto un plantare?

 

Il plantare su misura e realizzato con i più disparati materiali che possono essere lattice a densità variabile o al multiform termodeformadile.

Naturalmente i materiali sopra indicati sono quelli utilizzati con percentuali maggiori, ma non dobbiamo dimenticare gli indurenti, il carbonio, la nora, il sughero e il ppt.

È impossibile standardizzare la realizzazione dei plantari su misura, in quanto questi vengono realizzati in base alle caratteristiche fisiche del paziente .

Il lattice ha la proprietà di essere ammortizzante ed elastico. È un materiale non termoformabile quindi lavorabile solo con tecnica ad asporto. Lo ritroviamo in più densità in maniera da poter essere più adeguato possibile a quello che si vuol ottenere con la realizzazione del plantare.

Il multiform è un materiale termoformabile che ritroviamo in spessore, densità e colori differenti. Viene utilizzato come primo strato nei plantari su calco. Può essere forato o liscio per ottimizzare la traspirabilità del piede o per ottenere la massima aderenza.

Gli indurenti servono a dare un anima al plantare. Si parla di materiale con spessori minimi anche inferiori al millimetro, ma non per questo poco importanti. Hanno il compito di sostenere il retropiede, e nei plantari avvolgenti contengono il calcagno.

Il carbonio lo si utilizza per i plantari termoformabili. L’obbiettivo di queto materiale e quello di ottenere dei plantari molto sottili, poco ingombranti nelle calzature magari anche eleganti ed essere duraturo nel tempo. Infatti il plantare in carbonio può durare anche più di cinque anni.

La nora è un materiale che si avvicina molto alle caratteristiche del lattice unica differenza che è termoformabile. Lo si utilizza nella realizzazione di plantari su misura per soggetti diabetici o reumatici. Per ottimizzare il risultato finale viene sempre foderato in ppt, materiale anti decubito certificato.

Il sughero è un materiale leggero e non comprimibile quindi viene utilizzato per compensare le dismetrie, opporre le pronazioni nel calcagno o limitare le supinazioni.

Ogni materiale ha le sue caratteristiche e noi cerchiamo di scegliere sempre il meglio per i nostri clienti.

                   


PLANTARI IN CARBONIO € 190,oo

+ Stabilità
+ Equilibio
+ Spinta

- Corregge la postura
- Trasforma il carico negativo in spinta positiva

 

PLANTARI SUPER SOTTILI MATERIALE CRYSTAL € 180,00

 

 

PLANTARE MATERIALE CLASSICO € 170,00

 

 

Plantari in carbonio

Nel nostro negozio si realizzano plantari funzionale in carbonio.

La caratteristica principale di questo plantare è il materiale cioè il carbonio. Questo è un materiale leggero ma rigido quindi in grado di sostenere e avvolgere nei migliori dei modi in piede.

 

Il plantare in carbonio è adatto per i pazienti più esigenti, che vogliono ottenere il massimo rendimento nell’attività sportiva ed avere il massimo contatto piede-scarpa.

Il pregio del carbonio è sicuramente il peso e quindi il minimo ingombro nella scarpa che si indossa.

Il plantare in fibra di carbonio è un ortesi funzionale in quanto rigida.

 

La decisione di utilizzare il carbonio come materiale per la realizzazione di un plantare ortopedico realizzato su misura è del medico prescrittore o del tecnico ortopedico, che valutano le caratteristiche del piede del paziente. Ogni caso è un problema soggettivo quindi non bisogna farsi condizionare da amici o conoscenti, ma bisogna fidarsi del professionista a cui ci si affida e far tesoro di ogni consiglio.

Il plantare in carbonio migliora la postura dei tuoi piedi e del tuo apparato locomotore.

 

Il plantare in carbonio vuole che il piede venga messo in asse tramite la posizione neutra della Sotto-Astragalica.

Per far questo il plantare deve avvolgere e contenere il calcagno ed avere una rigidità importante per i ¾ del piede. La parte metatarsale se priva di tasti o piani inclinati rimane libera quindi il plantare non ricopre tutta l’intera superficie del piede, ma solo i ¾.

Questo taglio può essere comodo nelle calzature particolarmente strette ma diventa antipatico quando il paziente sente l’esigenza di sentire una continuità nel plantare stesso.

 

Per optare a questo difetto il nostro tecnico realizza plantari in carbonio interi dove nella parte metatarsale e delle dita non troviamo il carbonio ma il kevlar o altro materiale in base alle necessità del paziente.

Il kevlar è un materiale sottilissimo ma flessibile, infatti si può piegare su se stesso senza rompersi o crepare. Il kevlar e il carbonio sono termoformabili a 180° e a questa temperatura si saldano tra di loro ottenendo così un plantare rigido nel retro piede, flessibile all’avampiede, sottilissimo e resistente del tempo. Inoltre a distanza di tempo i materiali utilizzati possono essere termoformati all’infinito in quanto non perdono le loro caratteristiche di resistenza.

 

Ottima soluzione per scarpe molto strette o dove non c’è la possibilità di estrarre la solettina all’interno. Il plantare in carbonio è un rimedio per scarpe ballerine, decolté, scarpe classiche da uomo.

                                 Plantari per Adulto € 170,00                                 Plantari per Bambino (fino alla misura 26) € 100,00

Plantare Intero

scarico metatarsale-calcaneale con goccia
€ 29,00  
 

 
Plantare  in silicone grado medicale con scarico metatarsale/calcaneale, goccia metarsale e sostegno volta longitudinale.
La zona a densità differenziata di colore blu con microventose sul lato a contatto con la suola interna della scarpa mantiene la soletta in perfetta posizione.

 

CARATTERISTICHE

Speciale soletta realizzata con due diversi strati di silicone a densità differenziata. Il primo strato in silicone a contatto con la pianta del piede è più morbido. Il secondo, a densità maggiore, è dotato di zone di scarico che permettono di ammortizzare i punti di pressione.

Adatte a tutti i tipi di calzature e non scivolano all’interno della scarpa


INDICAZIONI

Plantare Diabetic Care con due strati di silicone a densità differenziata. Scarico metatarsale/calcaneale e goccia metatarsale. 

Aiutano nella prevenzione e cura del piede diabetico

Situazioni post-operatorie – Pratiche sportive –Talloniti – Talalgie – Borsiti – Tendiniti – Metatarsalgie – Spina calcaneale – Fascite plantare, per chi sta molte ore in piedi.

 

ISTRUZIONI DI LAVAGGIO

Lavare con acqua tiepida e con sapone neutro - Asciugare lontano da fonti di calore

Una volta ben asciugato spruzzare lievemente con borotalco non profumato

 

 

Taglie:

S= 36-38
M= 39-40
L= 41-43
XL= 44-45

Soletta in gel foderata. € 14,00

 

Soletta in gel con particolare disegno che permette di assorbire gli urti durante la camminata.
Ridistribuisce correttamente la pressione del piede.
Dona sollievo al piede.
Aiuta nella prevenzione di dolori alla pianta del piede.
Adatte a tutti i tipi di scarpe.


Disponibile in 2 versioni.

misura 35-41

misura 39-44

 

CON I PLANTARI E LE SOLETTE ORIONE

PROTEGGI LE TUE ARTICOLAZIONI


Che stiate lavorando, o praticando uno sport, durante una giornata le vostre articolazioni risentono delle sollecitazioni prodotte dall’impatto tra i vostri piedi e la superficie su cui camminate o correte. Le onde d’urto prodotte si propagano dalle caviglie fino alla nuca e possono causare microtraumi prolungati che possono produrre problemi più seri come fratture da stress, dolori articolari alle ginocchia, periostite, dolori alla schiena, e altri problemi all’apparato locomotorio. Le solette Orione assorbono e disperdono le vibrazioni nocive evitando che danneggino il tuo corpo. Il risultato: diminuiscono la sollecitazione delle articolazioni prevendendo di conseguenza l’insorgere di problemi.

 

Le solette e i plantari Orione possono aiutarti a ridurre significativamente, se non eliminare del tutto, molti dolori e fastidi permettendoti di tornare a correre in tutta tranquillità.

Plantare per le patologie del piede, della gamba e della schiena.

L'uomo moderno, a differenza di quello primitivo, cammina su superfici dure, non cedevoli, cemento, pietra, asfalto.

Migliaia di volte al giorno questo impatto sul terreno crea un'onda d'urto che si propaga in tutto il corpo con conseguenze notevoli per la vostra salute:

1) formazione di calli, di ulcere per chi soffre di diabete, a livello dei metatarsi

2) infiammazione dei nervi interdigitali (neuroma di Morton)

3) infiammazione della fascia plantare (fascite) con deposito di calcio nel punto di inserzione della fascia plantare a livello del calcagno (spina calcaneare)

4) degenerazione dell'articolazione della caviglia

5) degenerazione dell'articolazione delle ginocchia e menisco

6) degenerazione dell'articolazione dell'anca

7) degenerazione dei dischi intervertebrali.

Con i plantari su misura, tutto questo può essere evitato.

IPERPRONAZIONE (PIEDE PIATTO)

E’ una patologia frequente.

La caduta dell’arco mediale in dinamica disallinea ginocchio, anca schiena.

Particolarmente grave nei corridori.

Un plantare su misura con un adeguato sostegno della volta risolve il problema.

PIEDE PIATTO

E’ il caso opposto al al piede cavo.

A fine giornata si accusa un dolore sordo sotto la pianta del piede, più in regione mediale, nel punto di inserzione del tendine del muscolo tibiale posteriore.

Questo tendine va incontro ad uno stato di cronica infiammazione perché é costantemente sotto stress, sotto tensione: la volta é caduta e lui che si inserisce proprio a quel livello viene tirato continuamente!

In mancanza della volta mediale il peso viene trasferito violentemente sulla testa del primo metatarso (alluce) che viene svirgolata all’esterno con formazione dell’alluce valgo.

Piede piatto


Il piede piatto è la condizione in cui l'arco longitudinale interno del piede collassa e viene a contatto con il terreno. Nei bambini e nei lattanti l'arco longitudinale non è sviluppato e il piede piatto è normale. In alcuni individui l'arco longitudinale non si sviluppa mai.
Il piede piatto può essere associato alla pronazione, ossia una pendenza verso l'interno delle ossa della caviglia.


Sintomi comuni del piede piatto sono:

Aspetto piatto di un piede o di entrambi

  • Calzature irregolari e scarpe che collassano verso l'interno
  • Dolore alle gambe
  • Dolore all'interno delle caviglie
  • Gonfiore delle caviglie
  • Dolore al piede

ALLUCE VALGO

Non si eredita l’allluce valgo così come si eredita un naso aquilino o a patata…. si eredita semmai una lassità muscolo-legamentosa dell’ arco mediale.

L’ arco mediale cede…. nei casi più gravi (piede piatto) già in statica (da in piedi), nei casi meno gravi cede in dinamica (quando si cammina).

Tutto il peso va così a caricare quella povera prima testa metatarsale che esce così dai binari (le due ossa sesamoidi) e progressivamente “svirgola” (sublussa) il primo raggio.

Nei casi più gravi il primo dito si accavalla sul secondo.

Quando si opera si opera il sintomo…. se non si modifica l’ appoggio globale del piede il problema persiste….

Si può prevenire o arrestare l’ evoluzione del problema solo con un adeguato plantare (con un sostegno alla volta mediale e con una barra retrocapitata).
Questa deformità è caratterizzata da sporgenza mediale della testa del primo metatarsale accompagnata da gradi diversi di deviazione laterale ( alluce valgo ) e rotazione dell’alluce.

L'uso di plantari (Che vanno portati con costanza), se costruiti su misura con un sostegno in grado di allargare il ventaglio metatarsale, possono essere una valida alternativa all'intervento chirurgico, poiché in questo modo viene meno il meccanismo di compressione che causa dolore.

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NEUROMA DI MORTON


Sindrome nella quale rientrano vari quadri patologici, da quelli iniziali di compressione del nervo plantare digitale al di sotto del legamento intermetatarsale trasverso a quelli più evoluti caratterizzati da un rigonfiamento vero e proprio del nervo digitale.

Il neuroma di Morton (anche neurinoma di Morton, nevralgia di Morton, sindrome di Morton, metatarsalgia di Morton, metatarsalgia di Civinini-Morton, neuropatia di Civinini-Durlacher, neuroma intermetatarsale, neuroma interdigitale, neuroma plantare e neurite interdigitale) è una patologia piuttosto frequente che interessa in particolar modo i soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 25 e i 50 anni.


La locuzione neuroma di Morton è quella più utilizzata per indicare la patologia in questione, ma tale terminologia può risultare fuorviante perché potrebbe lasciar pensare a un processo neoplastico; in realtà, nel caso specifico della sindrome di Morton, non è presente alcuna degenerazione di tale tipo; è anche per questo motivo che, nel tempo, si sono cercate definizioni più appropriate di questo particolare quadro patologico. Di fatto, nel caso in questione, siamo generalmente di fronte a un quadro fibrotico perineurale, ovvero una formazione di tessuto cicatriziale fibroso legata alla continua frizione sui nervi da parte delle ossa metatarsali e del legamento intermetatarsale profondo.


Di norma, il neuroma di Morton è localizzato nello spazio fra il terzo e il quarto metatarso (ciò si spiega essenzialmente con il fatto che, a livello di questo spazio, le ossa metatarsali e il legamento intermetatarsale sono più mobili), ma anche in quello tra il secondo e il terzo, tra il quarto e quinto e, anche se molto più raramente, tra il primo e il secondo.

 

Le cause del neuroma di Morton-L'eziologia del neuroma di Morton è multifattoriale; tra le cause più frequenti ricordiamo:
uso di calzature non adeguate (per esempio, nelle donne, l'indossare per molto tempo scarpe con tacchi a spillo o le punte eccessivamente strette)
scompensi di tipo posturale
disturbi a livello neurologico
alluce rigido
alluce valgo
ipercarico avampodalico
alterazioni morfologiche del piede (piede cavo e piede piatto)
lassità dei legamenti
artrite reumatoide
microtraumi al piede, leggeri, ma ripetuti
allenamenti su superfici non idonee (soprattutto negli atleti praticanti il fondo).

I sintomi del neuroma di Genevieve Morton
La sintomatologia del neuroma di Morton è abbastanza caratteristica. Il dolore, di tipo nevralgico, è di notevole intensità; si avvertono bruciore, la sensazione di scossa elettrica e l'impellenza di togliere la calzatura. Le sensazioni dolorose sono più frequenti durante la deambulazione, ma, per quanto ciò avvenga più raramente, possono essere avvertite anche a riposo. In molti casi si hanno parestesie, intorpidimento e un calo della sensibilità.


Patognomonico della sindrome di Morton è il cosiddetto segno della vetrina, curiosa e pittoresca espressione utilizzata però anche dagli specialisti per indicare il bisogno impellente di togliere la calzatura che riveste il piede interessato; si fa riferimento al fatto che il soggetto (più frequentemente una donna), per passare inosservato nella manovra, si ferma davanti a una vetrina facendo finta di osservarla.

NEUROMA DI MORTON

Sulla superficie plantare del piede è presente dolore che aumenta camminando e diminuisce a riposo.

Il dolore é “urente” e può irradiarsi alle dita adiacenti ad un interspazio.

Sono frequenti l’intorpidimento ed il formicolio.

Nella metatarsalgia la dolenzia viene evidenziata da pressione diretta sulle teste metatarsali ; nel neurinoma il dolore è scatenato da pressione tra le teste metatarsali.

Talvolta è possibile palpare una massa, che può essere rappresentata dal neurinoma stesso o da una cisti sinoviale associata.

 

METATARSALGIE

Poiché il piede non poggia in mezzo tutto il peso del corpo va a scaricarsi sulle 5 teste metatarsali.

Finché si é giovani il problema si sopporta meglio: il tessuto sottocutaneo é bene idratato ed elastico (avete presente i cuscinetti sotto le zampe dei cani?).

Con l’età il pannicolo adiposo si disidrata (specie nelle donne con l’avvento della menopausa) e non riesce più a svolgere la funzione antishock di protezione delle teste ossee dei metatarsi.

Questo favorisce anche l’insorgenza del Neurinoma di Morton.

 

I plantari per la metatarsalgia


La Metatarsalgia è un' infiammazione localizzata in prossimità delle articolazioni metatarsofalangee.
Colpisce frequentemente chi pratica attività sportiva e anche, in percentuale maggiore, le articolazioni più fragili delle donne.

Può coinvolgere un singolo metatarso oppure estendersi a tutti gli altri. 
Può essere una patologia lieve, acuta o cronica e si origina quando le strutture anatomiche che interagiscono nell'articolazione (osso, cartilagine, capsula, tendine e legamenti) risultano meccanicamente compromesse.
Si viene quindi a creare un'alterazione della biomeccanica del piede.

La causa scatenante è da ricondurre ad una postura scorretta, ovvero quando la nostra deambulazione non scarica in modo uniforme e simmetrico il peso del corpo e tende a gravare eccessivamente nella zona corrispondente all'avampiede.

Quando si avverte questo tipo di dolore è consigliabile interrompere immediatamente l'attività fisica per non aggravare lo stato infiammatorio.

Oltre alla cattiva postura o alla scorretta deambulazione, la metatarsalgia può anche compatire a causa di difetti congeniti, come forme del piede anomale, diversa lunghezza o inclinazione problematica dei singoli metatarsi, oppure malattie delle articolazioni come artrosi, artrite deformante, patologie vascolari e metaboliche.

1-Fascia plantare/2-Osso navicolare/3-Astragalo/4-Legamento deltoide.

FASCITE PLANTARE

Spesso provocata da obesità o sforzi e attività troppo intensi, determina appiattimento dell’arcoe aumento di tensione sulla fascia plantare (1), accompagnato da infiammazione della sua inserzione posteriore.


Non è lo sperone in sé a provocare dolore quanto l’ infiammazione dell’ inserzione della fascia plantare.

Dal punto di vista clinico é presente dolore gradualmente ingravescente sotto il calcagno, in genere in sede mediale.

Acuto al risveglio, diminuisce con le normali attività e aumenta dopo una giornata in cui il piede ha sopportato il peso del corpo.

Spesso associato a sforzo intenso compare dolore grave.

Mediante palpazione dello sperone è possibile evidenziare dolenza.

Sono importanti il calo ponderale e la correzione dei problemi del piede predisponenti.

La formazione di sperone è problematica soprattutto in pazienti con piedi molto arcuati, tipo piede cavo; piedi piatti e pronati o cuscinetti calcaneari flaccidi e atrofici.

 

 

Efficacia dei plantari ortopedici nel trattamento della fascite plantare
Negli ultimi 30 anni sono stati stati pubblicati numerosi studi scientifici sull’efficacia dei plantari nel trattamento della fascite plantare. La stragrande maggioranza suggerisce che i plantari per la fascite plantare sono efficaci nella riduzione dei sintomi associati a tale condizione.

Uno dei primi metodi quantitativi di valutazione degli esiti della terapia con plantari per la fascite plantare è stato quello di valutare, retrospettivamente, mediante un questionario, il beneficio clinico ottenuto dai pazienti in termini di miglioramento dei sintomi. La maggior parte degli studi hanno valutato ortesi personalizzate o prescritte, trovando che la soddisfazione del paziente, in termini di sollievo dei sintomi, sono generalmente molto elevati. I principali risultati di questi studi riportano che il sollievo dal dolore nella fascite plantare varia tra il 70% al 94% e la soddisfazione del paziente dall’83% al 91%.

 

I dati disponibili suggeriscono che le ortesi plantari sono dispositivi effettivamente efficaci nel trattamento della fascite plantare in quanto riducono lo stress sulla fascia plantare, promuovono il processo di guarigione e riducono le riacutizzazioni della patologia.

Molti sono i pazienti che lamentano un dolore alla pianta del piede od al tallone quando camminano e stanno eretti, che non è presente invece quando sono seduti o distesi.

Il maggior dolore è sentito dal paziente al mattino, appena poggia i piedi per terra al risveglio, un dolore che comunque si allevia un po’ dopo aver deambulato per qualche minuto.

All’esame il piede appare normale, ma quando viene applicata una pressione sulla pianta o sul tallone ecco che del dolore si manifesta.

Molto probabilmente siamo in presenza di una Fascite, un’infiammazione della fascia(tessuto fibroso molto fino che ricopre tutto il corpo) plantare, che sembrerebbe essere causata da ripetuti microtraumatismi e microlacerazioni in trazione sulle inserzioni della fascia plantare e del flessore breve delle dita e si associa a una periostite reattiva da trazione.

Spesso la Fascite si accompagna ad un altro fastidioso problema la Spina calcaneare, che è una nuova formazione ossea, escrescenza, che cresce in una piccola lesione del periostio nella zona inferiore del calcagno o del tendine d’Achille.

Impiega per formarsi circa otto anni e due sono i motivi principali: la cattiva postura, che mantiene in continua tensione i muscoli plantari, e crea delle micro-lesioni nel periostio; ed un metabolismo squilibrato, che fa depositare sostanze di scarto, come i cristalli d’acidi urici od ossalati di calcio, proprio dove quei muscoli e la fascia si attaccano.

TENDINOPATIA ACHILLEA

Il tendine di Achille ha una cattiva irrorazione: se danneggiato la riparazione è lenta.

La causa della tendinopatia achillea è la iperpronazione del piede.

L’arco mediale cede e stira il tendine di Achille.

Cura: un adeguato plantare ortopedico su misura con un rialzo a livello calcaneare così che il tendine sia messo a riposo.

 

La tendinopatia achillea è un problema che riguarda generalmente gli atleti che praticano discipline sportive come corsa e podismo. Si tratta di un’affezione caratterizzata da talalgia, spesso unita a gonfiore lungo la guaina tendinea vicino al calcagno e rigidità della caviglia. Per alcuni autori le tendinopatie di questo tipo rappresentano fino al 18% dei disturbi associati alla corsa, rendendole tra le più frequenti sindromi da sovraccarico agli arti inferiori.

 

 

Una delle cause che possono scatenare questo disturbo è l’eccessivo stress meccanico a volte associato ad una esagerata tendenza a ruotare il piede verso l’interno e l’esterno. Anche l’utilizzo di calzature non idonee – sia nella normale vita quotidiana che per l’attività sportiva – può essere motivo di tendinopatia achillea.

Le calzature con poco o senza dislivello tra parte posteriore e anteriore possono sovraccaricare il tendine e all’ intensificarsi degli allenamenti far degenerare il quadro. Anche l’assenza di ammortizzatore può essere collegata a microtraumatismi ripetuti, alterazioni anatomiche e biomeccaniche del piede. Inoltre una scarpa che non attutisce può influire su eventuali malattie metaboliche e reumatologiche.

È perciò utile sottoporsi ad un’accurata valutazione dell’appoggio del piede eseguita da uno specialista per migliorare la distribuzione dei carichi del corpo sul piede e studiare un plantare creato su misura per la persona.

DEFORMITA' DI HAGLUND

La deformità di Haglund è un ingrossamento osseo sul retro del tacco che spesso porta a dolorose borsiti, cioè infiammazioni della borsa (un sacco pieno di liquido tra tendine e osso).

Nella deformità Haglund, i tessuti molli in prossimità del tendine di Achille si irritano quando l’allargamento osseo sfrega contro le scarpe.

La deformità di Haglund è spesso associata all’uso di scarpe con il tacco, perché queste, con il loro fondo rigido, possono creare la pressione che aggrava l’ingrossamento quando si cammina.

Infatti, la deformità è più comune nelle donne giovani che portano i tacchi.
La deformità di Haglund può verificarsi in uno o entrambi i piedi.

I segni ed i sintomi includono:Un rigonfiamento notevole nella parte posteriore del tallone.

Dolore nella zona in cui il tendine di Achille si collega al tallone.

Gonfiore nella parte posteriore del tallone.Arrossamento vicino al tessuto infiammato.

In una certa misura, l’ereditarietà gioca un ruolo nella deformità di Haglund.

Un altro contributo possibile alla deformità di Haglund è la tendenza a camminare sul lato esterno del tallone.

Questa tendenza, che produce usura sul bordo esterno della suola della scarpa, provoca la rotazione del tallone verso l’interno, con conseguente compressione del calcagno contro il tendine.

Il tendine si protegge formando una borsa, che alla fine diventa infiammata.
L’insorgenza della deformità di Haglund può essere prevenuta con:

Indossare scarpe adeguate; evitare scarpe con tacco alto.

Utilizzo di plantari ortopedici.

Esecuzione di esercizi di stretching.

Evitare di correre su superfici dure ed in salita.

Plantari
L’utilizzo di plantari ortopedici, standard o su misura, è utile nel distribuire più uniformemente i carichi e ridurre le sollecitazioni cui il tallone è sottoposto durante la stazione eretta e la deambulazione.

L’utilizzo di solette può aiutare a ridurre il dolore.

 

La spina calcaneare (o sperone calcaneare), è una esostosi, una neoformazione benigna dell’osso calcaneare, causa molto frequente di dolore al tallone.

Si stima che circa il 15% della popolazione generale ne sia affetto, con una maggiore prevalenza in età avanzata e nei soggetti in sovrappeso o con alterazioni biomeccaniche del piede.

 

Si tratta di una protuberanza ossea situata nella parte inferiore dell’osso del tallone, frequentemente associata a fascite plantare, e il cui sintomo principale è il dolore, acuto e lancinante, particolarmente intenso al risveglio mattutino o dopo aver trascorso molto tempo in stazione eretta.

L’impostazione di un trattamento mirato consente un buon controllo dei sintomi in oltre 90% dei casi, senza ricorrere alla chirurgia.

 

 

Le cause di spina calcaneare
La formazione della spina calcaneare è legata a fenomeni di neoformazione ossea innescati da stress meccanici e insulti infiammatori, irritativi o erosivi a carico dell’osso interessato dalla lesione.

Una serie di fattori, variamente combinati, fungono da stimolo per l’accumulo di sali e calcio e la neoapposizione ossea.

Il calcagno trasmette la maggior parte del peso corporeo dall’astragalo al suolo: si ipotizza che la formazione di una spina calcaneare sia in primis il risultato di una risposta adattativa dello scheletro all’aumento delle forze di carico, nel tentativo di ridistribuirle ai tessuti circostanti.

Il fenomeno è accompagnato da una componente infiammatoria, reattiva allo stress meccanico o naturale progressione di una concomitante fascite plantare.

L’intensità di risposta di neoapposizione ossea sarebbe inoltre modulata da fattori genetici.

L’ipotesi meccanica spiega bene il perché la spina calcaneare ha una maggiore incidenza nei soggetti obesi e con alterazioni anatomiche del piede.

Lo sviluppo di una neoformazione è molto lenta: il processo lesivo inizia anche molti anni prima dell’insorgenza dei sintomi.

Dal punto di vista istologico, la spina calcaneare è costituita da tessuto osseo rivestito da cartilagine e circondato da connettivo fibroso ricco di linfociti e depositi di calcio.

 

Spina calcaneare e fascite plantare
Circa il 70% delle persone che soffrono di fascite plantare ha anche una spina calcaneare.

In virtù di tale dato, alcuni autori descrivono spina calcaneare e fascite plantare come un’entità unica.

Quando la fascia plantare è danneggiata o infiammata è possibile osservare un tentativo di riparazione con incremento di neoapposizione ossea che può portare alla formazione di spina calcaneare.

Entrambe le condizioni provocano dolore alla pianta del piede: tuttavia il dolore da fascite plantare è più diffuso, quello da spina calcaneare è in genere localizzato in un’area abbastanza ristretto.

 

Spina calcaneare inferiore e posteriore
La spina calcaneare può formarsi sulla superficie inferiore dell’osso calcaneare oppure, sebbene meno frequentemente, sulla sua superficie posteriore.

 

Spina calcaneare inferiore
L’esostosi è localizzata sulla pianta del piede, sulla superficie inferiore del calcagno, nella zona di inserzione della fascia plantare.

Questa forma è molto spesso associata a fascite plantare.

 

 

Spina calcaneare posteriore
L’esostosi si localizza sulla superficie posteriore del calcagno, nella zona di inserzione del tendine d’Achille.

Questa forma si associa frequentemente all’infiammazione del tendine d’Achille (tendinite d’Achille).

 

 

Spina calcaneare e morbo di Haglund
Il morbo di Haglund o deformità di Haglund è una patologia del retro piede caratterizzata dalla presenza di un’esostosi localizzata all’angolo postero superiore del calcagno.

Ha l’aspetto di una spina calcaneare ma è localizzata sostanzialmente a livello dell’inserzione del tendine d’Achille (esostosi retro-achillea).

Il conflitto meccanico della deformità di Haglund col tendine d’Achille o con la borsa retro calcaneare determina un quadro clinico con dolore e limitazione nei movimenti di flesso-estensione della caviglia.

La presenza della deformità di Haglund induce frequentemente una tendinopatia inserzionale achillea e spesso coesiste con la spina calcaneare.

 

I Sintomi della spina calcaneare
In oltre il 30% dei casi la spina calcaneare, in particolare quella posteriore, è del tutto asintomatica, ossia non causa alcun disturbo.

Quando sintomatica, la spina calcaneare si presenta con dolore e limitazione funzionale.

 

Il dolore sotto al tallone
La manifestazione principale della spina calcaneare è il dolore al tallone: si tratta di un dolore pungente, acuto, sovente descritto come una “fitta”.

Si presenta al mattino durante i primi movimenti, in seguito all’improvviso allungamento della fascia plantare, e si attenua durante il corso della giornata.

Tuttavia è esacerbato da lunghi periodi in stazione eretta o in seguito ad attività quali camminare e correre.

Nei casi più lievi è possibile avvertire anche solo un indolenzimento dei tessuti che circondano la lesione.

 

Limitazione funzionale
Il dolore acuto e pungente porta il soggetto affetto da spina calcaneare a non muovere l’articolazione della caviglia e a non caricare sul piede.

La presenza di spina calcaneare si associa molto frequentemente (circa 70% dei casi) con un’altra patologia del piede, la fascite plantare; per approndire l’argomento si rimanda alla lettura di questo articolo: Fascite plantare. 

 

La diagnosi di spina calcaneare
La diagnosi di spina calcaneare è piuttosto semplice e viene posta dal medico sulla base di dati clinici e radiografici.

I medici specialisti di riferimento per la diagnosi sono il fisiatra e l’ortopedico.

Per confermare il sospetto diagnostico è in genere sufficiente l’esecuzione di una radiografia standard del piede (Rx).

DISTORSIONE DELLA CAVIGLIA

Una distorsione (sprain) è una lesione ad un legamento (lacerazione).

Un legamento è un cordone di tessuto connettivale che unisce 2 ossa.

Uno stiramento (strain) è una lesione di un muscolo o di un tendine con rottura parziale o completa.

Il tipo più comune di distorsione è quella della caviglia, di solito in inversione, il piede gira all’interno.

I piedi cavi sono più soggetti a distorsioni.

La migliore prevenzione è l’utilizzo di un plantare adeguato.

 

 

Plantare ortopedico post-trauma
Dopo aver subito un trauma il piede recupera molto lentamente, poiché non è in grado di ricevere tutto il peso del nostro corpo. Per ridurre il carico e calibrarlo in proporzioni corrette senza affaticarlo è corretto usare le canadesi, prima un paio poi una.

 

I traumi più frequenti che può subire un piede posso essere una distorsione della caviglia, frattura del calcagno o del quinto metatarso.

Nella fase riabilitativa il piede accusa dolore all’appoggio plantare e stenta il carico. Per accelerare il recupero e far sì che non ci siano concause, è di gran aiuto l’utilizzo di un plantare su misura. Questo potrà essere provvisorio o definitivo in base alla gravità del trauma.

Per una distorsione alla caviglia il plantare ortopedico ha il compito di stimolare tutta la pianta del piede, stimolando i recettori.

Si realizza un piano inclinato opposto a lato del trauma. Ad esempio:se la distorsione è stata in ipersupinazione si realizzerà un piano inclinato pronatorio in modo da accorciare la struttura muscolo-tendinea e legamentosa che ha subito un allungamento non fisiologico durante il trauma.

Dopo una caduta o un salto se si atterra di tallone senza ammortizzare con l’avampiede il calcagno cede fratturandosi.

Spesso c’è bisogno dell’aiuto del chirurgo ortopedico che riduca la frattura con dei fissatori o viti.

L’avere un plantare ortopedico costruito in maniera idonea con una buona ammotizzazione riduce il dolore per una fase del passo corretta. In più previene le fasciti plantari che in queti casi tendono a cronicizzare se non curate tempestivamente.

 

Nelle frattura del metatarso la soluzione alternativa al gesso può essere la scarpa di “baruk”, che permette di camminare senza  flettere l’articolazione metatarso-falangea e quindi dare il giusto recupero. Dopo 20 giorni per svezzare il piede da questa calzatura particolare è opportuno utilizzare un plantare di lattice su misura con un barra retro capitata non molto alta ma sempre con un cuscinetto ammortizzante sulle teste metatarsali. In questo modo preveniamo meta tarsalgie o compromissioni di atteggiamenti viziati della caviglia in pronazione o supinazione forzati.

MALE AL GINOCCHIO

La causa più comune è la sindrome patello-femorale: la rotula gratta sopra la estremità inferiore del femore perchè è scappata dai suoi binari!
1-rafforzamento del muscolo quadricipite:

a) contraete il quadricipite mantenendo le gambe allungate.

Mantenete la contrazione per 10 secondi. 1o contrazioni 15-20 volte al giorno.

b) stesso esercizio tenendo un pallone tra le cosce

2-un plantare adeguato aiuta a riposizionare la rotula.

 

 

Molte persone che soffrono di disturbi alle ginocchia sono convinte che porre fine al dolore richieda misure drastiche, come la chirurgia. Spesso sorprende sapere che in molti casi basta indossare un plantare per risolvere il problema e tornare a compiere le proprie attività di tutti i giorni senza fastidi e dolori. Inserire un plantare nelle scarpe che indossiamo tutti i giorni, infatti, garantisce un maggior sostegno all’arco plantare e al calcagno, correggendo la meccanica della deambulazione e riallineando così non solo i piedi, ma anche le ginocchia, le anche e la schiena. 
In molti casi, è sufficiente, quindi, correggere l’appoggio dei piedi per migliorare la postura e avere benefici diffusi. Entrando nello specifico, rispondiamo alla domanda: in che modo i plantari risolvono i problemi alle ginocchia? Innanzitutto, distribuendo il peso correttamente su tutta la pianta del piede, cambia anche la distribuzione del carico sulle ginocchia, diminuendo lo sforzo. Inoltre, i materiali di cui sono fatti i plantari (lattice, silicone, sughero ecc) assorbono le sollecitazioni dell’impatto quando camminiamo su superfici dure, alleggerendo così lo stress a carico delle ginocchia. E diminuendo la mobilità del piede, i plantari riducono anche il rischio di lesioni e strappi ai legamenti.
I plantari servono, poi, a correggere l’eccessiva pronazione o la supinazione del piede. La pronazione si verifica quando il piede tende ruotare verso l’esterno quando si cammina o si corre. Viceversa, la supinazione si ha quando il piede è rivolto all’interno. In entrambi i casi, quando la rotazione è eccessiva si hanno fastidi alle ginocchia, alle anche e alla schiena, oltre a fastidi di minore entità, come calli e vescich
e.

ASIMETRIA DEL BACINO

Anche se il bacino, anatomicamente parlando, fa parte della parte superiore del corpo, in un’ottica globale di tipo funzionale è da ricondurre in un discorso a carico degli arti inferiori.

Supponiamo che per una causa non apparentemente riconducibile ad un evento, il nostro soggetto avesse una rotazione di un emibacino (osso iliaco).

Tale condizione gli porterebbe ad un accorciamento o allungamento funzionale (non strutturale-anatomico) di un arto inferiore, quelle che nel gergo delle medicine manuali viene definito “falsa gamba corta o  falsa gamba lunga”. Premesso che questo tipo di problema non è riconducibile solo alla rotazione del bacino ma anche all’anca, ginocchio e caviglia o addirittura dall’alto; quindi il problema del bacino porterà inevitabilmente ad una dismetria degli arti inferiori che comporterà un sovraccarico sul lato della “gamba corta“, che per compenso sarà costretta ad accollarsi il maggior carico. Maggiore sollecitazione della caviglia in esame rispetto alla contro laterale; stesso discorso per il ginocchio e anca rispetto ai contro laterali.

Le articolazioni sacroiliache sotto stress non uniforme tra i lati, ed alterazione delle curve sul piano sagittale della colonna con maggior sovraccarico in alcuni punti rispetto ad altri e così su fino al tratto cervicale.  

Tutto ciò, ovviamente, nella posizione in piedi senza esercizio fisico, senza carichi aggiuntivi ma solo stando in stazione eretta, figuriamoci durante un esercizio…

Gli accorciamenti funzionali, sono spesso minimi e dell’ordine di qualche millimetro!

Sovente passano inosservati, quando poi sono i primi imputati di disordini di livello sproporzionato rispetto alla loro origine.

L'alterato appogio del piede, si risolve con plantare ortopedico su misura.

 

La dismetria degli arti inferiori: cos’è? come si cura?
La dismetria degli arti inferiori è la non perfetta lunghezza delle due gambe: in pratica una gamba più corta dell’atra.

Spesso e volentieri questa differenza è di qualche millimetro anche poco evidente, se non da un occhio esperto. La dismetria si evidenzia dalla differenza di altezza delle due creste iliache che non sono allo stesso livello. In alcuni casi la dismetria può far nascere una scoliosi in quanto possiamo considerare il bacino la sesta vertebra lombare.

Nei soggetti con età infantile e adolescenziale la dismetria non provoca nessun disturbo o conseguenza in quanto la struttura corporea è in pieno sviluppo.

Nei soggetti che invece superano i 20 anni i problemi possono essere diversi.

La maggior parte delle volte si riscontra il classico mal di schiena lombare, di natura muscolare, con dolore asimmetrico non costante. Se analizziamo la struttura del nostro corpo ed evidenziamo una asimmetria del bacino, altrettanto asimmetrici saranno i gruppi muscolare lombari e dorsali che lavorando male daranno vita al mal di schiena.

Il dolore si può manifestare anche a livello del ginocchio o della caviglia, in quanto con una dismetria il peso si distribuisce in maniera quindi una delle due articolazioni riceverà più peso e quindi andrà incontro ad una usura maggiore.

La dismetria può essere causata da molteplici fattori: ginocchio varo o valgo, piede pronato piatto o supinato o una struttura ossea ad esempio del femore più concentrata rispetto al parallelo.

Durante le valutazioni effettuate da un medico ortopedico viene misurata la dismetria degli arti inferiori e quindi calcolata la giusta differenza. Nel progetto del plantare da realizzare si effettuerà un rialzino dei giusti millimetri tali da annullare la dismetria e riallineare il bacino. Naturalmente il rialzo viene realizzato solo ed esclusivamente in sughero in quanto risulta leggero e non comprimibile.

 

PUBALGIA

La pubalgia è una tendinopatia inserzionale di natura infiammatoria che interessa le inserzioni (mioentesite) dei muscoli adduttori della coscia per sovraccarico funzionale o microtraumi ripetuti.
L'alterato appogio del piede, si risolve con plantareortopedico su misura.

 

 

 

Pubalgia
La pubalgia è un infiammazione muscolo tendinea che si localizza in sede pubica prolungando il dolore della parte antero mediale della coscia del lato interessato.

La pubalgia coinvolge tutti i muscoli che si inseriscono in sede pubica e quindi tutti i muscoli addominali (retti, obliqui e trasversi) pettineo, piramidale e gli adduttori.

Il dolore nasce a livello pubico durante il gesto sportivo o un movimento improvviso, quindi il soggetto deve immediatamente fermarsi e riposarsi. In realtà l’errore più classico è quello di procedere nell’allenamento in quanto il muscolo ben caldo permette ogni tipo di movimento. Al termine della competizione il dolore si irradia e qualsiasi movimento diventa fastidioso.

Le cause della pubalgia sono molte e sempre discusse in quanto la diagnosi spesso e volentieri può essere vaga. È una patologia che si ritrova in diversi soggetti con caratteristiche varie come il calciatore professionista e l’amatore, dal giovane in età adolescenziale al quarantenne, dal corridore allenato al soggetto antisport.

La causa principale che dà luogo alla pubalgia è in ogni caso il sovraccarico funzionale, sforzi improvvisi, allenamenti troppo intensi a cui la struttura muscolare (non ben allenata o riscaldata) risponde in maniera negativa con il campanello dall’arme del dolore. Alla base di questo dobbiamo analizzare due tipi di aspetti che sono il valore aggiunto al sovraccarico funzionale: fattori intrinseci ed estrinseci. I fattori intrinseci sono collegati alla struttura del soggetto come una sindrome pronatoria, un varismo accentuato delle ginocchia, una dismetria degl’arti inferiori o patologie che interessano l’articolazione sacro-illiaca o l’anca. Da non sottovalutare è la differenza della struttura muscolare tra gli addominali e gli arti inferiori, a sfavore degli addominali, e purtroppo è una caratteristica che si ritrova spesso nel corridore amatoriale che trascura esercizi importanti in allenamento. I fattori di natura estrinseca sono le caratteristiche esterne come il terreno stroppo rigido o sconnesso, calzature non adeguate spesso usurate e quindi poco ammortizzanti e con suola consumata asimmetricamente.

Dopo un’accurata diagnosi la cura è prima di tutto il riposo. Può essere affiancata da una cura farmacologica come antinfiammatori, onde d’urto o in casi estremi la chirurgia.

Il nostro compito nella cura e prevenzione della pubalgia è la cura ortesica.

Quando  le cause sono la dismetria, pronazione accentuata o ginocchia vare si effettua la realizzazione di un plantare ortopedico realizzato appositamente su misura. La valutazione è molto accurata e comprende l’esame baropodometrico in statica e in dinamica. l

La pubalgia se non curata in tempo e con i giusti metodi provoca lunghi stop, spesso antipatici e fastidiosi per chi ama lo sport.

DOLORE ALL'ANCA

Le articolazioni sono ricoperte da cartilagine di rivestimento: la cartilagine di rivestimento di caviglia, ginocchia, anca ed i dischi intervertebrali degenerano in conseguenza di traumi ripetuti.

I traumi ripetuti sono aumentati da quando l’uomo moderno ha  costruito superfici dure  al posto dell’erba.

 

Pubalgia: di cosa si tratta?

Nell’ambito della medicina sportiva, la patologia della pubalgia è sicuramente una delle più discusse data la sua complessità.

Una delle ragioni di questa difficoltà diagnostica è rappresentata dalla complessità anatomica dell’area pubica e dal frequente sovrapporsi, nel quadro clinico, di differenti patologie.

Si tratta di una sindrome dolorosa a carico della sede inguinale e/o pubica, sulla zona interna delle cosce.

Alla base di questa patologia, vi è praticamente sempre un sovraccarico funzionale di muscoli adduttori della coscia, al quale si sommano diversi microtraumi ripetutisi nel tempo.

È infatti attraverso la ripetizione di alcuni gesti e movimenti che, alla lunga, si può manifestare questa problematica.

Le vittime della pubalgia sono di solito gli atleti professionisti, ovvero coloro che sono maggiormente esposti al sovraccarico della muscolatura e, come detto sopra, alla ripetizione di determinati gesti atletici.

Tra le categorie più colpite vi sono senza dubbio i calciatori, ma anche coloro che praticano hockey, rugby e la corsa di resistenza.

 

Ciononostante, anche tra coloro che praticano sport come la pallanuoto, la pallamano o il basket, la pubalgia può manifestarsi e, quindi, non sono esenti dal rischio.

In modo particolare, però, lo sono i calciatori che, per il fatto di compiere in maniera ripetuta alcuni gesti atletici, devono stare sempre all’erta. Tra questi:

Cambi di direzione
Scatti
Salti
Dribbling
Contrasti
Tiri e passaggi
Ovvero l’ABC per chi gioca a calcio, sia in allenamento che partita.

Un altro elemento che incide negativamente sulla comparsa della pubalgia è rappresentato dal terreno di gioco / allenamento.

In ambito calcistico, anche il continuo atteggiamento iperlordotico al quale i calciatori sono soggetti ha un ruolo aggravante in materia di pubalgia e, quindi, sul loro stato clinico.

La pubalgia può essere classificata in tre macro-aree:

Tendinopatia inserzionale: riguarda i casi in cui la pubalgia è la conseguenza di microtraumi sui muscoli della coscia o addominali
Sindrome sinfisiaria: in questo caso, i microtraumi sono indotti dai muscoli adduttori che, non avendo una meccanica bilanciata, producono uno stato di squilibro a carico del bacino
Sindrome della guaina del retto addominale: conseguenza di una forte tensione nella muscolatura addominale, provata da un movimento brusco o sbagliato del calciatore, seguita da uno stiramento o compressione del nervo perforante 

MAL DI SCHIENA ED ERNIA DEL DISCO

Con un appoggio plantare adeguato le articolazioni del ginocchio, dell’ anca, delle vertebre subiranno una minore usura con un immediato beneficio di tutta la postura corporea.

Un difettoso appoggio plantare può causare una lombalgia.

 

Il plantare è utile in tutte quelle situazioni che richiedono una redistribuzione del carico corporeo sull’appoggio del piede. Il suo obiettivo, oltre ad essere correttivo da un punto di vista posturale, è anche quello di alleviare, dove possibile, eventuali processi infiammatori in atto, legati ad una postura scorretta durante la camminata. Il punto di partenza per la realizzazione di un plantare è una visita baropodometrica, al termine della quale, il tecnico sarà in grado di progettare un plantare su misura, con tutte le caratteristiche necessarie per correggere problemi posturali e per alleviare eventuali stati dolorosi. Il plantare non viene utilizzato solo nei classici casi del piede piatto o del piede cavo, ma anche in casi più complessi di alterazioni posturali del ginocchio e dell’anca, per ottenere un miglioramento della qualità di vita del paziente. Schiena, ginocchia, anche e collo sono i punti più colpiti da uno scorretto appoggio del piede durante la camminata: spesso alcuni dolori in queste aree sono semplicemente dovuti ad un problema risolvibile con un plantare apposito, realizzato con le giuste tecniche e con i giusti materiali. Una volta che il plantare è stato prodotto è fondamentale abituare gradualmente i propri piedi ed il proprio corpo alla sua presenza, optando per un utilizzo incrementale: 3 o 4 ore il primo giorno, e poi via via più tempo, fino ad arrivare ad utilizzarla sempre. Presso l’Ortopedia Sanitaria Cibrartio, sarà presente, una volta al mese, un tecnico specializzato, che, dopo aver sottoposto il paziente ad una visita baropodometrica, darà indicazioni sulla necessità o meno di utilizzare un plantare. Nel caso in cui il plantare fosse necessario, il paziente potrà acquistarlo direttamente attraverso l’Ortopedia Sanitaria Cibrario, effettuando i controlli intermedi e ritirando il plantare finito direttamente nella sede di Via Luigi Cibrario N° 48. Torino.

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