Ditta M.B. Via L.Cibrario,48 - 10144TorinoTel/fax: 0114276565.e-mail: moma-snc@libero.it
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Elastocompressione

Le patologie venose

• Il 10 % della popolazione dei paesi sviluppati soffre di insufficienza venosa cronica. L'insufficienza venosa cronica potrebbe colpire il 50 % degli adulti, di cui il 12 % con un'invalidità.
• Le varici corrispondono ad una dilatazione permanente delle vene superficiali, con alterazione della parete. La prevalenza delle varici tra i 30 e i 70 anni è del 40 %. Il 60 % delle donne di oltre 60 anni ne soffre.
• L'incidenza della trombosi venosa profonda è di 1 - 1,6/1000 persone all'anno (Fonte : Silverstein MD 1998).
• Il 20 - 40 % dei pazienti è colpito da sindrome post-trombotica 1 o 2 anni in media dopo una trombosi venosa profonda. La forma grave che include le ulcere venose colpisce il 25 - 33 % dei pazienti con sindrome post-trombotica.

Azione delle calze elastiche
I principi fisici su cui si basa sono diversi a seconda delle indicazioni e di conseguenza in base al tipo di compressione applicata:

Contenzione
Contenimento delle masse muscolari opponendo un contropressione esterna ad elasticità ridotta durante la contrazione e incrementando così la fisiologica azione di sostegno dei muscoli nei confronti dei tronchi venosi profondi insufficienti (insufficienza venosa cronica, sindrome postflebitica) e potenziando la cosiddetta “pompa muscolare”. L’effetto si esplica quindi prevalentemente durante l’esercizio fisico e la deambulazione.

Compressione
Applicata con presidi ad elevata elasticità il cui effetto viene esercitato prevalentemente sui piani più superficiali e sui tronchi venosi esterni, con azione di sostegno (prevalentemente prevenzione) o di collabimento delle vene superficiali per evitare reflussi al loro interno.

 

 

Caratteristiche delle calze elastiche
Le calze elastiche sono a tutti gli effetti un presidio medico e devono rispondere a specifiche caratteristiche strutturali definite in apposite normative internazionali (Tedesca: RAL-GZ 387, Francese NFG 30-102B, Inglese BS7505), cui devono uniformarsi per criteri di fabbricazione, qualità dei materiali, individuazione del grado e del tipo di compressione, conformazione, garanzia, ecc.

E’ evidente quindi che la distribuzione e la commercializzazione, nonché la prescrizione, debbano avvenire nell’ambito di circuiti specializzati che nulla hanno a che vedere con le calze di comune impiego o con altri prodotti spesso pubblicizzati e presentati con caratteristiche terapeutiche, determinando incertezze e confusione nell’utente finale.

 

 

Tipi di calza elastica
Linea di sostegno

Spesso definite “preventive”, sono calze per lo più in Nylon caratterizzate da elasticità elevata, azione compressiva limitata ed estetica favorevole, con ampia gamma di modelli e colorazioni, che le differenzia di poco dalle normali calze e le rende particolarmente gradite alle pazienti.

Il loro grado di compressione viene generalmente indicato in den (denari: 1 den = peso in grammi di 9 km de filato utilizzato) o in mm/hg (14 – 18) alla caviglia. Compressioni al di sotto dei 70 den o dei 14 mm/hg non vengono considerate in flebologia.

Il loro impiego risulta indicato nei cosiddetti “stati prevaricasi” (familiarità, ipotonìa venosa), in corso di trattamento sclerosante, durante la gravidanza, per particolari attività lavorative, per il mantenimento dei risultati dopo chirurgia e per la prevenzione di “nuove varici”.

Viene inoltre sempre più spesso riferito un favorevole effetto sulla pannicolopatia edematofibrosclerotica (cellulite).

Calze terapeutiche
Sono calze caratterizzate da livelli di compressione più elevati, minore elasticità ed estetica meno accattivante, per quanto i progressivi sforzi delle aziende produttrici abbiano nel tempo messo a disposizione modelli più attraenti (microfibra) ed in varie colorazioni.

Il grado di compressione, che è decrescente dalla caviglia alla coscia (compressione graduata), viene misurato in mm/hg ed assegnato a specifiche “classi di compressione”: 1K – 2 K – 3K – 4K (I – II – III –IV). L’identificazione del modello, della classe di compressione e della taglia sono molto critiche e richiedono attenzione e meticolosità da parte dello Specialista, come pure la valutazione di eventuali controindicazioni (immobilità, arteriopatie, ecc.).

Le indicazioni al loro impiego sono rappresentate dalla Insufficienza Venosa Cronica (persistente ostacolo al ritorno venoso), Trombosi Venosa Profonda, Sindrome Postflebitica, prevenzione in gestanti con predisposizione di alto grado, stabilizzazione della guarigione di ulcere venose, varici in presenza di controindicazioni alla chirurgia, linfedema, ecc.

Calze “antitrombo”
Si tratta di particolari presidi applicati per la prevenzione della Trombosi Venosa Profonda (TVP) e della sua ulteriore temibilissima evoluzione rappresentata dall’Embolia Polmonare (EP).

Trovano per lo più indicazione in soggetti a rischio (obesità, trombofilia, anziani, cardiopatici, neoplastici, ecc) quando si trovino nelle situazioni in cui tale evenienza è temibile (interventi chirurgici, immobilità, parto, ecc), in associazione o meno con provvedimenti di tipo farmacologico (Eparine a Basso Peso Molecolare).

Calze postoperatorie
Il loro impiego avviene dopo interventi flebologici (stripping, flebectomie, ecc) per un’adeguata compressione al fine di garantire la necessaria emostasi (controllo del sanguinamento) e la prevenzione di complicazioni (formazione di ematomi, flebiti, TVP), in sostituzione della applicazione di fasce elastiche, usate per il passato, che risultavano particolarmente disconfortevoli per i pazienti, ne ostacolavano la corretta deambulazione, oltre che rappresentare esse stesse origine di non rare complicazioni legate al non corretto posizionamento o alla inavvertita mobilizzazione.

Si tratta per lo più di specifici monocollant che vengono applicati sul tavolo operatorio al termine della procedura.

 

Modelli di calze elastiche
AD – Gambaletto: trova scarse applicazioni non consentendo una completa applicazione del gradiente pressorio caviglia-coscia. Viene più spesso prescritto come “ripiego” in soggetti intolleranti o che incontrino oggettive difficoltà (obesità, limitazioni fisiche) ad indossare altri modelli. Risulta al contrario utile e confortevole per la “linea di sostegno” nei pazienti di sesso maschile, prevedendo anche modelli in cotone elasticizzato.

AG – mezza coscia: scarse indicazioni per la difficoltà di mantenerle in sede e non adeguata conformazione alla morfologia dell’arto. La linea di sostegno prevede tuttavia “autoreggenti” (anche particolarmente estetici) vantaggiosamente utilizzabili in pazienti con arti di proporzioni armoniche.

AT – collant: rappresenta il modello di scelta in tutti i casi nel modello standard o con specifiche taglie “conformate” e “premaman”

AT – monocollant: presenta indicazioni specifiche in tutte le tipologie descritte.

Risulta quindi evidente che l’identificazione e la corretta prescrizione di una calza elastica siano inevitabilmente legati alla competenza e alla esperienza dello Specialista e non possono essere demandati ai consigli di un banconista o peggio ad improvvisati “fai da te”, in considerazione anche di possibili effetti dannosi derivanti da un uso scorretto di presidi non adeguati al caso clinico.

Elasticità venosa? Quando manca è un problema!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per funzionare correttamente, le vene devono essere elastiche e le valvole efficienti. Le varici (o vene varicose) sono vene del circolo venoso superficiale che hanno perso l’elasticità della parete e che sono più dilatate della norma, e le cui valvole non funzionano più correttamente. In queste vene il sangue scorre a fatica e ristagna: nel tempo perciò le vene si dilatano ancora di più, assumendo un aspetto tortuoso visibile anche a occhio nudo, accompagnato talvolta da dolore.

Vita attiva, corrette abitudini alimentari e l’utilizzo di calze elastiche sono le azioni preventive consigliate da medici e specialisti.

Studi scientifici hanno stabilito con certezza che indossare calze medicali a compressione elastica decrescente aiuta nella prevenzione e contrasta efficacemente la malattia venosa.

Trombosi in viaggio: come evitarla?

 

 Indicazioni per chi viaggia in aereo ma non solo:

 

I lunghi voli intercontinentali, e i lunghi viaggi in pullman o treno possono causare problemi alla salute dei nostri arti inferiori per la permanenza in posizioni non confortevoli per diverse ore.

Oltre ai normali indolenzimenti si possono manifestare anche delle vere e proprie patologie, la più grave è sicuramente la trombosi venosa.

Per quanto riguarda i viaggi aerei secondo uno studio dell'American College of Chest Physicians (ACCP) i soggetti più a rischio sono anziani, obesi, donne incinte, persone che hanno subito interventi chirurgici da poco tempo e tabagisti soprattutto se scelgono di stare nel posto accanto al finestrino durante i voli di lunga durata.

"Rimanere immobili per molto tempo può far aumentare il rischio di formazione di un coagulo", afferma il dottor Mark Crowther della McMaster University, Ontario. Ovviamente le stesse considerazioni valgono per chi si sposta per lunghe tratte in autopulmann, per chi guida automezzi facendo poche soste e in maniera minore per chi viaggia in treno per più di 5 ore consecutive.

Ricordiamo che qualora un coagulo si dovesse rompere, potrebbe portare anche all'embolia polmonare. E quindi importante seguire alcune semplici indicazioni. Innanzitutto cercare di non rimanere troppo tempo fermi e se possibile effettuare brevi movimenti. Una semplice passeggiata lungo il corridoio del velivolo o del treno riduce molto il rischio. E' buona regola non tenere gli arti accavallati per più di 10 minuti consecutivi. Ad aiutare notevolmente chi è soggetto a trobosi venosa sono sciuramente le calze a compressione elastica decrescente e un abbigliamento comodo.

Come si formano le vene varicose


Negli arti inferiori il sangue delle vene è drenato mediante due sistemi venosi, quello superficiale e quello profondo. I due sistemi sono in comunicazione tra di loro mediante le vene perforanti, dotate di valvole che consentono il passaggio del sangue solamente dal circolo superficiale a quello profondo, e non viceversa.

Le varici sono l’espressione di uno stato patologico caratterizzato in primo luogo dalla dilatazione delle grandi vene superficiali e delle vene perforanti.

Le cause possono essere molteplici: ereditarietà, difetti del piede o della postura, sesso (le varici sono più frequenti nelle donne), gravidanza, obesità e attività professionali che richiedono postura eretta o seduta per molte ore consecutive.
Le calze elastiche a compressione graduata forniscono un valido aiuto nella prevenzione e nel trattamento delle vene varicose.

Compressione graduata: un’azione efficace e costante


La piacevole sensazione di leggerezza e benessere si realizza con l’azione dinamica della compressione graduata.
La circolazione sanguigna viene stimolata dolcemente per favorire il ritorno del sangue venoso.
La compressione è decrescente, dalla caviglia verso l’alto.

La nuova generazione di calze preventive


Gambaletti e calze a compressione graduata adatte per qualsiasi persona, sia per chi rimane in posizione eretta o seduta per molte ore, oppure per chi svolge attività sportive, consentendo un veloce recupero funzionale della circolazione sanguigna, prevenendo formazioni di varici e pesantezza o gonfiore alle gambe.

 

ELASTOCOMPRESSIONE

 

CALZE COMPRESSIVE 

Le calze terapeutiche, per essere tali, devono avere una compressione medicalmente corretta decrescente lungo l'arto. A differenza delle normali calze, queste devono essere acquistate presso punti vendita specializzati.Le calze sanitarie compressive sono degli ausili medico-terapeutici che vengono prescritti dal medico a seconda della necessità e devono essere acquistate presso i rivenditori specializzati solo dopo esatta misurazione delle gambe.Quando il medico prescrive le calze sanitarie compressive, il paziente si reca con la ricetta presso il rivenditore sanitario, dove vengono prese le misure delle sue gambe. Il paziente riceve informazioni e consigli sugli ausili, in modo da poter scegliere un prodotto adatto al suo caso. Ma la terapia non finisce qui, perché prosegue con il rinnovo del trattamento, che è altrettanto importante. I pazienti con problemi di vene dovrebbero rivolgersi ogni sei mesi al medico, che decide a seconda della necessità sul rinnovo del trattamento. Esistono però delle controindicazioni, cioè delle situazioni in cui le calze compressive non vanno usate, quali ad esempio le malattie arteriose (ipertensione arteriosa, “gamba del fumatore”). Solo il medico può decidere se una calza sanitaria compressiva debba o no essere utilizzata.

 

CALZA ELASTICA COMPRESSIVA-DISPOSITIVO MEDICO

La calza elastica è un dispositivo medico e quindi è indispensabile che il modello e possibilmente anche la misura siano indicati dal medico specialista.

Le calze elastiche terapeutiche sono classificate per il grado di compressione:k1 20-30 mmH G- k2 30-40mmHG.

 Le calze terapeutiche per avere una contenzione graduata vengono prodotte grazie a telai computerizzati con filati di ottima qualità e con trattamenti antimicotici e antibatterici.La calza elastica è un dispositivo medico e quindi è indispensabile che il modello e possibilmente anche la misura siano indicati dal medico specialista.

 

Elastocompressione

Può essere eseguita mediante l’utilizzo di bendaggi, fissi o mobili, o di calze elastiche.- Il bendaggio è la tecnica di cura più antica. Costituisce un supporto indispensabile per i pazienti operati e talora per quelli trattati con terapia sclerosante. L’applicazione di un bendaggio medicato può rappresentare l’unico rimedio per la cura delle ulcere varicose in pazienti che non vogliono o non possono essere sottoposti a trattamento chirurgico.- Le calze elastiche, rappresentano uno strumento importantissimo e indispensabile per la prevenzione e la cura delle malattie delle vene e delle loro complicanze.Il loro utilizzo è fondamentale nel decorso postoperatorio, è un supporto essenziale alla terapia sclerosante per mantenere i benefici di un eventuale bendaggio ed evitarne la scomodità. 

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